Le geisha sono le donne incaricate di intrattenere i frequentatori  delle case da tè, nell'alta società, gli ospiti di riguardo.

La geisha studia dall'età di 10 anni con un tirocinio che dovrà fare di lei una donna non solo bella  e affascinante, ma di piacevolissima e intelligente conversazione, di cultura raffinata, un ottima musicista, una delicata suonatrice di Koto e di shamisen e un estrosa danzatrice classica. Insomma la geisha rappresenta l'ideale di donna colta, raffinata e di fascino quale gli uomini vorrebbero avere per compagnia. La geisha è come un frutto prezione ed anormale : la si toglie dalla vita reale quando è ancora ragazzina, si occuperà solo di stessa; i richiami dell'esistenza complicata, contradditoria e complicata, contradditoria e difficile le giungeranno come attutiti nelle sale dei banchetti che frequenta per ingentirirli. La sua conversazione è sempre attenta e qualche volta elegantemente dotta, non si svolge su temi concreti, ma ricama e indugia in raffinate causeries da Settecento francese, si snoda in poetiche perifrasi, in considerazioni di gusto e battute brillanti. Quando non presta la sua opera la geisha vive generalmente in una specie di pensione-collegio chiamata okiya. La geisha di classe quando decide di abbandonare la professione, che d'altronde può essere spinta molto al di là dell'età canonica, si sposa o diventa amante fissa generalmente con persona di buona e talvolta elevata condizione sociale; porterà in dote un'ottima educazione, una sapienza di vita eccezionale e un gruzzolo non indifferente. La geisha apprezzata guadagna infatti non poco: la sua arte viene largamente pagata ad ore e, anche se solo una parte va alla donna (il resto è per il manager), la cifra è sempre piuttosto alta. L'onorario è secondo la fama e la bravura (la bellezza è un elemento secondario) e una volta l'unita di misura del tempo trascorso con una geisha era data dal consumarsi di una candela che bruciava.

 

La ragione principale dell'esistenza e del successo delle geisha va trovata nella passata posizione sociale della donna (soprattutto nel secolo Kamakura), nel suo confinamento in casa, nella sua educazione approsimativa e nella conseguente noia che assaliva gli otoko hito (cioè i signori uomini) lasciati in balia di se stessi.

Le vere geisha sono ormai poche, quelle di classe pochissime. Qualche pessimista nostalgico arriva a dire che non ce ne sono più. Difatti non bisogna confondere la geisha con la geisha girl, quest'ultima è un prodotto del dopoguerra: a mezza strada tra l'atricetta e l'entraîneuse, sa canticchiare, servire il sake, ballare (meglio le danze moderne che le tradizionali) e rispondere brillantemente alle domande degli avventori. I giapponesi hanno ridimensionato subito il concetto aggiungendo quel girl, o come essi dicono nella tradizione nipponica, garu.

       

    

Vi consigliamo di leggere il libro di Arthur Golem "Memorie di una geisha" (di cui potete vedere la copertina), narra della vera storia di una delle più famose geisha del Giappone, Sayuri e di tutta la sua vita, da quando era una maiko (apprendista geisha) fino alla sua morte.