A partire dagli anni '50 in Giappone operavano sei grandi studi cinematografici (Daiei, Nikkattsu, Shintoho, Shokiku, Toei e Toho). Ognuno produceva in media due lungometraggi alla settimana, giungendo quindi a una produzione annuale di 600 film! In quegli anni registi famosi in tutto il mondo come Mizoguchi Kenji, Kobayashi Misaaki, Ichikawa Kon, Akira Kurosawa e Yasujiro Ozu, girarono i loro film più belli. Il livello di queste pellicole era in parte dovuto al fatto che esse non dovevano soddisfare obbligatoriamente delle esigenze "commerciali", dal momento che gli studi dovevano produrre un numero così elevato di film che potevano arrischiare delle produzioni artistiche o insolite. Dopo solo dieci anni, però, per l'industria cinematografica giapponese iniziò un periodo di crisi disastrosa, dalla quale ha iniziato a riemergere solo negli ultimi tempi.

 

Il declino del cinema giapponese ebbe inizio con le Olimpiadi di Tokyo del 1964, quando milioni di giapponesi acquistarono un apparecchio televisivo per assistere nella comodità delle proprie case alle prime Olimpiadi disputate nel loro paese. All'indomani dei giochi, però, il piccolo schermo offriva ben poco da vedere. L'ente televisivo giapponese non era in grado, nè dal punto di vista creativo nè da quello finanziario, di soddisfare con programmi giapponesi le esigenze di questo pubblico di telespettatori nato in modo così improvviso. La conseguenza fu un incremento eccezionale dell'importazione di spettacoli e teleromanzi americani. non c'era giorno in cui un serial americano non comparisse sul piccolo schermo e ciò, insieme alla trasmissione quotidiana di una media di cinque o sei film stranieri, fece sì che le vendite dei botteghini cinematografici subissero un gravissimo tracollo.

 

Alcuni osservatori sono fermamente convinti che il Governo giapponese avrebbe dovuto intervenire allora, e seguendo l'esempio dei governi di molti paesi occidentali, avrebbe dovuto aiutare con finanziamenti, o almeno con agevolazioni fiscali, l'industria cinematografica nelle sua battaglia contro la televisione, tuttavia il cinema giapponese continuò e continua a non avere nessun aiuto dal Governo e a sfornare opere di non elevato spessore.